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Di suicidio, Pirli e depressione

La prima volta che c’ho pensato seriamente ero in Germania in vacanza studio in un piccolo paese pieno di verde e di cose da fare.

Ero lì da un paio di settimane, mi ricordo che ero di pessimo umore. Avevo pensato che cambiare aria, fare un viaggio, iniziare una cosa del genere mi avrebbe fatta sentire molto meglio. Erano già mesi (forse anni) che  stavo male senza sapere perché, scoppiavo a piangere a dirotto nei momenti più impensabili, mi sentivo all’improvviso al colmo della disperazione e volevo soltanto passare le mie giornate sdraiata per terra a fissare il soffitto. 
Rendermi conto che neanche cambiare aria e andare in Germania aveva aiutato il mio stato di salute mentale mi ha fatta stare ancora peggio.

Il mio coinquilino era un cuoco e in cucina c’erano dozzine di coltelli di tutte le forme e dimensioni, manco fosse Chef Tony della Miracle blade.
Come quelli dei film horror, coltelli grossi quanto un mio avambraccio mi guardavano mentre io ero seduta sulla poltrona di fronte a loro; quella sera ero in una specie di trance, passava il tempo ma io non riuscivo a fare niente. Sono rimasta seduta per ore.
In quel periodo, prima degli psicofarmaci quindi, mi capitava molto spesso di sentirmi estraniata dal mondo, come se tutto succedesse in una galassia lontana lontana da me. So che è molto difficile da capire, non credo ci siano parole per descrivere quella sensazione di totale annullamento; mi sembrava di non poter provare più niente, e il dolore fisico pareva mille volte meglio di quello spaventoso nulla che mi pervadeva -e che tutt’ora a volte mi pervade-.

Penso me la ricorderò per sempre, quella sera; sono rimasta per ore a immaginarmi la scena.
Il sangue. Il sollievo. 

Una cosa che cambia molto in base alle fasi della mia depressione è appunto il mio pensiero verso la morte. Ora, per esempio, mi fa paura, vorrei non succedesse mai.
Durante le crisi depressive invece sembra davvero un grandissimo favore, un jolly, un “okay, okay, per quanto vada male c’è quella via di uscita, non disperarti perché c’è un modo per non stare più così”.

Fino a quel momento il suicidio era stato parte dei miei pensieri in maniera molto più marginale; seducente, ma mai così vivido.
Da quel giorno in poi invece è diventato un pensiero fisso, quasi ossessivo.

Ho cominciato a pensarci ogni singolo giorno, quasi senza interruzioni. 
Non vi darò i dettagli più crudi e più distorti dei miei pensieri.

Ma torniamo a noi; dopo due mesi sono tornata in Italia e ho conosciuto il Pirla, il famoso Pirla. Mi ha stravolta. Mi faceva stare bene, uscivo con lui e mi sentivo per la prima volta da anni viva ed euforica e quando tornavo a casa pensavo soltanto al weekend successivo, quando lo avrei rivisto. Avevo di nuovo un motivo per aspettare un domani.

Anche adesso è così, in effetti, forse per questo non riesco proprio a lasciarlo andare, questo maledetto Pirla che amo così male.

In ogni caso, il sollievo grazie a lui è stato solo momentaneo e tra una cosa e l’altra ormai i miei pensieri erano spesso e volentieri in caduta libera; pensavo alla morte e stavo seduta sotto alla doccia per ore, piangendo da sola, e alla fine la mia parte più razionale ha preso il sopravvento: non stavo bene, mi serviva una mano.

Sono passati quasi due anni da quella sera in Germania, io sto meglio -non bene ma meglio è già tanto!- le mie crisi sono molto più sporadiche. Capitano tutt’ora periodi in cui è proprio una guerra alzarmi dal letto e smettere di piangere e mettere a tacere quella sensazione orribile di vuoto che si espande dentro di me e mi fa sentire lontana da tutto e da tutti, come se fossi in una trasparente, inavvicinabile cella di isolamento che tutti ignorano. Capitano, ma va meglio. Li gestisco meglio.
So che passano, quei momenti, quindi sì a volte rimango immobile giorni interi aspettando che passino, altre volte riesco a costringermi a fare qualcosa, tenermi impegnata, muovermi.

Spero, spelacchiatini miei, di non avervi intristiti o turbati con questo post nato totalmente a caso, non era quella l’intenzione.  Penso sia importante parlare di queste cose, per quanto sia difficile mettere in parole quello che penso e che provo a riguardo… E’ quasi esasperante cercare di descrivere una cosa del genere, abbiate pazienza con me e con chiunque vicino a voi abbia di questi problemi. 
Fatemi sapere se vi ho ammorbato fin troppo con questi post o se per voi può essere in qualche modo interessante.
Per me è sicuramente terapeutico, mi sento già un po’ più leggera adesso.

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Conversazioni reali o immaginare tra me e un Pirla decisamente non qualunque.

Siamo nel cortile di un locale, nel retro, all’aria aperta. Stiamo parlando di David Foster Wallace e del suo suicidio.

Stiamo seduti vicini su una panca circolare intorno ad un grosso albero; se non fossimo io e il Pirla i soggetti della scena sarebbe tutto quasi romantico; c’è anche una lucciola che lampeggia vicino alla siepe, solo per noi, ma nessuno dei due commenta.

Non parliamo molto e lui non mi guarda. Non mi guarda quasi mai, in realtà, evita sempre i miei occhi.
Io invece i suoi li guarderei per ore.

“Credo di aver capito che animale sono, comunque” esordisco a un certo punto, rievocando una conversazione che avevamo avuto in compagnia qualche sera prima.

Mi lancia un’occhiata.

“Sono abbastanza sicura di essere una falena. Sai, di quelle grigette e marroncine, bruttine, che continuano a sbattere contro una lampada finché non stecchiscono.”
Non credo sappia di essere lui la lampada, al momento.
Lui sbuffa fuori il fumo dalla bocca “Sicuramente una somiglianza c’è: avete la stessa peluria.” 

Cretino.
Anzi, Pirla.
Gli do una sonora pacca sul braccio e lui ride.
Chissà se lo sente il mio cuore quanto si agita quando lui ride.

“Forse hai ragione, però” considera dopo un po’ “il problema è che tu… non so come o perché, ma tu vedi solo la luce, e ti sembra anche molto più accecante di quello che è in realtà. Non vedi i fili di tungsteno tutti sfilacciati, la ceramica sporca, la lampadina che sta per fulminarsi… “

“Qui l’unica che sta per fulminarsi sono io, mi sa.”
“No, tranquilla, su questo non ci sono dubbi: tu sei già più che fulminata.”

Stiamo un po’ lì.
Fumiamo, non parliamo molto; ci basta stare soli insieme per essere più tranquilli. O almeno, per me è così.
Vorrei appoggiare la testa alla sua spalla e respirare forte il suo profumo, ma credo che questo lo farebbe scappare alla velocità di Speedy Gonzales; si lascerebbe dietro solo una scia di polvere;
Mi devo ripetere sempre la stessa frase come un mantra: non mi vuole.

Allora incasso la testa tra le spalle e penso che anche se non è molto potrebbe bastarmi per sempre.

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Autoregali libreschi

Bom, ve la butto qui così questa foto delle mie zampette ricoperte da libri fighi.
Sono quattro autoregali che mi sono fatta per il mio compleanno, libri che volevo da una vita e che e che al momento (fino al 30 giugno) saranno disponibili -insieme a tutto il catalogo tascabili- col 25% di sconto in tutte le librerie che vendono Einaudi.
BUTTATEVI A CAPOFITTO, MIEI PRODI, e soprattutto fatemi sapere cosa comprerete!

  • Infinite Jest, di David Foster Wallace:
    Sono a pagina 50, è un libro stranissimo. Non avevo mai letto nulla di Wallace, ho voluto iniziare col botto: devo abituarmi perché è destabilizzante, ma mi sta stregando.
    “In un futuro non troppo remoto e che somiglia in modo preoccupante al nostro presente, la merce, l’intrattenimento e la pubblicità hanno ormai occupato anche gli interstizi della vita quotidiana. Le droghe sono diffuse ovunque, come una panacea alla noia e alla disperazione. Finché sulla scena irrompe un misterioso film, Infinite Jest, cosí appassionante e ipnotico da cancellare in un istante ogni desiderio se non quello di guardarne le immagini all’infinito, fino alla morte. Nella caccia che si scatena attorno a questa che è la droga perfetta finiscono coinvolti i residenti di una casa di recupero per tossicodipendenti e gli studenti di un’Accademia del Tennis; e ancora imbroglioni, travestiti, artisti falliti, giocatori di football professionistico, medici, bibliofili, studiosi di cinema, cospiratori.”

  • L’Arminuta, di Donatella di Pietrantonio:
    Ragazzi, l’ho finito in un giorno e mezzo.
    Adoro il modo in cui è scritto, come la Pietrantonio accosta le parole nelle frasi riuscendo a evocare tanto con poco.
    Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con “L’Arminuta” fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. “
  • 4,3,2,1 di Paul Auster:
    “A volte per raccontare una vita non basta una sola storia. Il 3 marzo 1947, a Newark, nasce il primo e unico figlio di Rose e Stanley: Archie Ferguson. Da questo punto si dipanano quattro sentieri, le quattro vite possibili, eppure reali, di Archie. Campione dello sport o inquieto giornalista, attivista o scrittore vagabondo, le sue traiettorie sono diverse ma tutte, misteriosamente, incrociano lei, Amy. Paul Auster ha scritto una sinfonia maestosa suonando i tasti del destino e del caso: un libro che mette d’accordo Borges e Dickens, un’avventura vertiginosa e scatenata, unica e molteplice come la vita di ognuno. “
  • Walden, Vita nei Boschi, di Henry David Toureau:
    “Nel luglio 1845 Henry Thoreau, a ventotto anni, lascia la sua città natale e va a vivere sulle rive del lago Walden, in una capanna da lui stesso costruita, e vi rimane oltre due anni. Nella quiete dei boschi coltiva il suo orto, legge, osserva gli animali, passeggia nella natura o fino a qualche villaggio vicino, scrive, fa piccoli lavori in casa, nuota. Thoreau vuole “marciare al suono di un tamburo diverso” e cerca la libertà immergendosi nei ritmi della natura. Testo seminale della consapevolezza ambientalista e caposaldo della controcultura americana, “Walden” è il resoconto autobiografico di questo esperimento di vita solitaria, la cronaca quotidiana di un ritorno alla semplicità, una dichiarazione d’indipendenza dalla pochezza morale di una società dedita all’accumulazione di ricchezza.”

E per chi cerca smalti che non costino un patrimonio ma che durino parecchio senza sbeccarsi alla prima occasione io mi sto trovando alla grande con quelli di Naj Oleari: 8 euro, colori classici e bellini più qualche colore pazzerello, e siamo a posto per l’estate.

Voi cosa state leggendo invece, ragazzuoli miei?

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Compleanni e altri traguardi

Ragazzi, oggi giornata di traguardi.

Io compio 25 anni (e qui può benissimo partire il pernacchione collettivo, non importa nemmeno a me questa cosa) ma -rullo di tamburi- il blog ha appena raggiunto gli 800 followers! 801 per l’esattezza, pazzesco!

Piccolo momento sdolcinato: quando ho aperto questo blog non avevo la minimissima idea di dove sarei andata a parare, volevo uno spazietto mio dove chiacchierare per lo più di film e libri, ma poi ha preso tutto una via diversa e ora parlo praticamente di tutto quello che mi passa per la testolina bacata che mi ritrovo, con voi che non solo mi sopportate, ma mi supportate e mi date pure corda.
A volte leggo i vostri commenti e mi fate morire dal ridere ma ci tengo a farvi sapere che quando sono presa male e sono in una delle mie crisi depressive spesso vado a rileggermi i commenti con le vostre esperienze e il vostro sostegno. Consapevolmente o inconsapevolmente mi avete aiutata molto in diverse occasioni, spelacchiati che non siete altro, quindi GRAZIE!

Okay basta essere carini e sdolcinati visto che non è proprio una cosa da me e mi viene pure male.
Presto arriveranno nuovi articoli più o meno seri, ce n’è uno a cui sto lavorando da giorni e giorni ma continua a non soddisfarmi appieno il che comincia a mandarmi in isteria. sempre che il caldo non mi elimini prima. Non so voi ma io ora ho la forma e la consistenza di Slimer dei Ghostbusters, ancora qualche grado in più e penso andrò in autocombustione. 

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Ciciarando di Game of Thrones: 8×05

La puntatozza comincia con Varys -che sarà una mia impressione ma è sempre più pelato– intento a scrivere una letterina a Babbo Natale. “Caro Babbetto, non è che io chieda tanto, solo un regnante che non faccia defecare a livelli estremi. So che nel mondo c’è chi sta peggio, in Italia c’è Salvini, in America c’è Trump, in Russia c’è Putin… Ma io ‘sta bionda psicopatica non la voglio, quindi ti prego spargi la voce che Jon è un Targaryen e siamo a posto. Io intanto cerco di avvelenarla, ma tu dammi una mano.” 

Il piano del nostro ragnetto tessitore però non va a buon fine perché Daenerys, in vista della prova costume, si rifiuta de magnà. “Ma mi avete vista? Ho preso tre chili, mi sono adagiata sui draghi in questo periodo.”

Tyrion, che io ormai ho soprannominato Cretyrion perché è diventato idiota, denunzia il tradimento dell’amico cicciotto; tutti insieme quindi facciamo “ciao ciao” con la manina al povero Coccia Pelata. Ci ricorderemo la boccia che avevi al posto della testa per sempre, Varys

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Dany dopo l’abbrustolimento del traditore chiama il dog sitter, Vermegrigio. “Tieni, questo è il collare di Missandei, lì nell’angolo trovi anche i croccantini e il guinzaglio”. 

Jon sopraggiunge nelle stanze della Regina e lei fa partire il pippone alla Sansa Stark: nessuno mi ama, nessuno mi vuole, preferiscono te, gnè gnè, il popolo non mi accetterà mai, mi temono e basta.

Jon sono cinque puntate che è impostato su una frase sola e anche stavolta non si smentisce.
“tu sei la mia regina”.
“Sì, ma tu sei il vero erede, è un problema”
“Tu sei la mia regina”
“Sì okay, però-“
“Sei la mia regina.”
“Jon-“
“Regina.”

Lei allora fa la panterona: gli si avvicina tutta seducente, roar, e gli fa “ma come, sono solo la tua regina?” e cerca di slinguazzarlo selvaggiamente, solo che Jon è deficiente fino al midollo osseo e si ritrae tutto schifato.
Ora, ammetto che l’atmosfera non era delle migliori visto che avevano appena arso vivo un uomo, però zio… Svegliati cazzo.
A questa sono schiattati due draghi, la migliore amica, parte dell’esercito, è in una terra straniera molto ostile, la stanno tradendo tutti, hanno cercato di farla fuori, rischia di perdere il trono, tu sei l’unica ragione per cui ha fatto tutto ciò che cosa fai ora? La abbandoni pure tu. 
PURE TU. 
Una frase lampeggia nel cervello di Daenerys e la terrorizza: niente più sesso.
Questa è la goccia che fa traboccare il vaso, si vede proprio che l’idea di non vedere più il drago di Jon la fa sbarellare.

Intanto Tyrion continua la sua ascesa a “personaggio più stupido della serie”, credo che a questo punto se la giochi direttamente con Jon. Vi ricordate i bei tempi in cui aveva il guizzo geniale che salvava la situa? Ora manco a morire. Un pirla.
Ormai fa disastri su disastri, non capisce un cazzo, è sempre sconvolto dalle cose… zio, riprenditi perché qui manca una sola puntata e tu sei proprio stupido.

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Stavolta scopre che le truppe di Dany hanno catturato Jaime e lui va a liberarlo dicendogli “allora, adesso ti libero però tu vai, prendi Cersei e scappate in un’isola tropicale a farvi una vacanza, okay?”.

Beh, certo. Certo, Tyrion. Riusciamo tutti a immaginarci Cersei che molla ‘sto cazzo di trono a Daenerys senza neanche combattere per andare se un’isoletta sconosciuta con Jaime.
Tyrion, basta cercare di salvare le squame a tua sorella, è una vipera e deve schiattà, stacci. Piuttosto mettiti a pensare a quanto sarà felice Daenerys di sapere che hai aiutato il suo prigioniero a squagliarsela, imamgina. Secondo me ti dracaryzza in tempo record, e ti sta pure bene a questo punto.
E dire che un tempo eri il mio personaggio preferito…

Passiamo al mare che se no non ne usciamo vivi; Euron e la sua flotta sono lì a cincischiare in ammollo come le cozze quando compare qualcosa nel cielo. E’ un aereo? E’ un uccello? No, è SuperDrogon! 

Bon, panico.

Se l’altra puntata con mezza nave hanno arpionato Rhaegal in due secondi netti e hanno fatto sfacelo di tutte le navi dei nostri eroi stavolta sono diventati tutti deficienti. Una flotta di rimbambiti, forse pensavano di essere lì a prendere il sole e non a fare una guerra perché stanno tutti lì col naso per aria a urlare senza fare assolutamente nulla! In trecento non riescono a colpire Drogon manco di striscio e il lucertolone se la spassa a zigzagare tra le navi sputacchiando fuoco e fiamme come se non ci fosse un domani.
Tempo tre minuti e la flotta di Euron è stata spazzata via, a quest’ora avrà raggiunto le profondità degli abissi come il Titanic.
Boh.
Non ho parole.

Come se non fosse già tutto abbastanza improbabile Drogon e Daenerys si lanciano ad Approdo del Re e sfondano tutto: muri, soldati, case, libri, auto, fogli di giornale, che anche se non valgo niente per lo meno ho teeee… Ops.

Poi scopriamo che Dany oltre ad essere la Prima del suo Nome, Spezzatrice di Catene eccetera eccetera è anche il nuovo Messia e che ha già compiuto il miracolo: ha fatto risorgere i Dothraki e gli Immacolati.

No allora, dai eh, eccheccazzo. Erano rimasti in quattro. Quattro più due cavalli, a esagerare, e in più tutti mezzi morti dopo lo scontro con gli zombie. Com’è che ora sono tutti lì a fare i pazzi “auauauau” e decapitare gente a caso? Ma che stiamo facendo? Ma da dove sono sbucati? Li hanno coltivati come il grano? Sono stati in un centro pokémon?

Quesiti che non otterranno mai risposte a parte, stavolta a farsela sotto non sono i nostri, ma gli uomini di Cersei, che, impavidi come Leone Cane Fifone, si arrendono dopo quattro secondi di battaglia. Spade a terra, campane che suonano, tutti tirano un sospiro di sollievo perché non c’è stato quasi spargimento di sangue…

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E Dany si sbrocca.
In groppa a Drogon si vede proprio la scintilla di pazzia nei suoi occhi, il guizzo da testa di cazzo.
Fissa la Fortezza Rossa, le viene un languorino e via: “‘Oh raga, grigliata?” e parte. 

Parte come Salvini quando vede un clandestino, parte come DiCaprio quando c’è un tricheco da salvare. Dracarys di qua, Dracarys di là e senza alcuna logica nè ragione si mette a distruggere completamente Approdo del Re e tutti i civili -donne, uomini e bambini- che cercano disperatamente riparo.

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NIENTE PIU SESSO!?

(Poi qualcuno deve spiegarmi con che materiali hanno costruito Approdo del Re, perché il fuoco a quanto pare fa esplodere muri di mattone, incendia pietre, distrugge qualunque cosa… Ma che ha magnato Drogon prima di  andare in battaglia?)

Jon intanto è diventato educatore cinofilo e mentre tutti impazziscono cerca di tenere i suoi uomini in disparte: “No, fermo. Seduto. Resta, resta! Bravo!”

Nel frattempo c’è la battaglia dei cretini tra gli scogli: Euron e Jaime sono lì a fare l’elicottero col pene ma la situazione degenera e si mettono a duellare per l’onore e la vagina di Cersei; alla fine della fiera Jaime si becca due pugnalate ben assestate che lo fanno quasi schiattare mentre Euron si prende una lancia dritta nello stomaco e schiatta così, solo tra gli scogli. Regà con qualche puntata in più lui sarebbe stato un cattivo bellissimo secondo me, che dispiacere vederlo morire così presto…

Intanto Mastino e Arya Fresca, non si sa come, sono arrivati alla Fortezza Rossa senza che nessuno neanche provasse a fermarli. Loro vanno, fanno cose, nessuno si pone domande, anarchia totale.
Arya finalmente c’è quasi, l’obiettivo per cui si allena da mille anni è finalmente a portata di zampetta: può finalmente accoppare Cersei… Solo che il Mastino la prende un attimo da parte: “Zia guarda che se non la accoppi tu lo fa un altro, non c’è bisogno che muori pure te. Vattene, dai.”

E lei cosa fa? Prende e se ne va.

A due metri da Cersei.

Ma vaffanculo.

Evento sportivo più atteso del mondo: il Cleganebowl. Preso dalla foga del momento la Montagna per prima cosa spatascia Qyburn contro un sasso con la stessa naturalezza con cui io potrei dare una schicchera a un moscerino, dopodiché comincia a combattere col fratellino che lo saccagna di mazzate; spadate di qua, infilzi di là, pugni, calci, morsi, sputazzi ma niente, quello è uno zombie psicopatico e nulla si può contro di lui. A un certo punto La Montagna acchiappa Sandor e fa per spappolargli gli occhi come aveva fatto con Oberyn, ma il Mastino è tutta la vita che si prepara a questo duello e mica ci sta a diventare l’Andrea Bocelli di Westeros, quindi non si sa bene da dove tira fuori un pugnalazzo e accoltella il fratello in un occhio. Poi prende la rincorsa come un rinoceronte e, sprezzante del pericolo, carica La Montagna: i muri di cartapesta della Fortezza cedono e i due precipitano di sotto, tra le fiamme di Drogon che stanno incenerendo la città.

… Devo commentare in qualche modo o fate voi per me?
Bella visivamente eh, una scena pazzesca, però cazzo… che è?

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Guardate che roba sta scena, è pazzesca. Sembra un dipinto

Intanto Cersei e Jaime si abbracciano, si sbracciano, si incollano l’uno all’altro… “Sei ferito”

“Non importa”

“Stai sanguinando”

“Non importa”

“Stai diventando viola”

“Vai tranzolla.”

Come dei veri stronzi cercano pure di svignarsela come gli aveva proposto di fare Tyrion solo che il passaggio è bloccato quindi alla Circe non rimane che piagnere. “Non voglio morì, non voglio morì, non farmi morì” ma la Fortezza sta crollando come un castello di carta, e al personaggio più odiato spetta la morte più poetica: abbracciata all’uomo che ama da tutta la vita muore spiaccicata dal crollo del palazzo.

POI PERO BERIC E EDD ME LI AMMAZZATE COME DEI CANI, MALEDETTI INFAMI VI ODIO TUTTI

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Lena però è bellissima sempre, com’è possibile

Fine della fiera Approdo del Re è stato distrutto completamente, migliaia e migliaia di civili sono finiti arrostiti, Jon è sconvolto dalla crudeltà di Daenerys e io già mi immagino Sansa con la sua faccia da schiaffi a gongolare “te l’avevo detto”.

Questo episodio mi è piaciuto così poco che anche scherzarci su diventa difficile. A voi è piaciuto? Fatemi sapé, che io sono incazzatissima per come abbiano bruciato (ah ah, bruciato) la penultima puntata.
BAH.

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Paturnie e lamenti del sabato notte

Spelacchiati del mio cuoricino, stanotte va cosi. Stanotte piango e mi dispero per motivi futili, che vi devo dire… mi sembra di essere tornata sedicenne, grazie al cielo almeno non devo fare verifiche di matematica. Brividi solo a pensarci.

Per fortuna, come diceva una donna molto più bella di me, “domani è un altro giorno”.

Un altro giorno in cui spero di non fare minchiate, detto proprio cosi, in maniera delicata e signorile.

In realtà non penso di aver fatto niente di male, certamente non lo chiamo “errore”… Dai, lo dico: ho baciato una persona. Un amico. Entrambi single, entrambi ubriachi, ci siamo fatti prendere dal momento. Anche più di un momento, a dirla tutta. Ci siamo fatti prendere dalle ore, piu che altro.

Non so cosa mi sia successo, di solito quando sento di stare per agire di impulso mi prendo mentalmente a schiaffi finché non torno abbastanza lucida da pensare alle conseguenze e, in genere, evito di fare qualunque cosa… stavolta mi sono lasciata prendere la mano. Letteralmente, mi ha preso la mano nella sua mentre mi stringeva i fianchi e mi baciava con passione sotto casa mia.

E ora? Ora il mio cervello va in tutte le direzioni. Perché è successo? Mi piace? Gli piaccio? Era una cosa fisica e basta? Ho rovinato gli unici rapporti che per me contano davvero? L’ho ferito? Dovrei scrivergli per parlarne? Facciamo finta di niente? E se lui e gli altri non vogliono più avere a che fare con me perché ho scombinato l’equilibrio della combriccola? Perché devo pagare quando prelevo con il bancomat?

E il suo amico, Il Pirla cosa ne penserà? Mi sono giocata tutte le possibilità che avevo con lui per una limonata sotto casa mia, perché sono cosi deficiente?

Dio, ti prego, vieni a prendermi.

Ragazzi, scusate. Stasera va cosi, domani mi metto a rispondere a tutti i vostri commentini, che adoro sempre ❤️

Se volete insultarmi nei commenti perché sono un esserino debole è patetico fate pure, nessuno vi fermerà. Se invece volete narrarmi della vostra vita sentimentale e dei trusci che avete passato penso vi vorrei ancora più bene!

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Ciciarando di Game of Thrones 8×03: L’inutilità di Jon Snow

Buonasera ragazzi, io vi avverto che questo post sarà esageratamente lungo. Prendetevi delle patatine, una tisana e se siete così bravi da arrivare alla fine lasciatemi un commento, così conto i coraggiosi!

Il tempo di mettere “play” e la tensione ci piomba addosso come Salvini si butta sulle notizie di extracomunitari che commettono reati. 

Io e i miei amici eravamo tutti in tachicardia, pronti col defibrillatore. Venti minuti di pura agonia, pensavamo ci sarebbe scappato il morto tra di noi, che qualcuno non reggesse la tensione.

I nostri eroi si mettono tutti in posizione; Dothraki e Immacolati in prima linea fuori dalle mura, arcieri e soldati all’interno, donne, bambini, Tyrion e i deficienti -quindi Sansa– nelle cripte, Jon e Daenerys in disparte pronti a salire sui draghi e fare una grigliata mista di morti; il menu prevede spiedini di scheletro, ossicini alla griglia e Night King flambè.

Sono tutti lì con il cuore che esce praticamente dal petto quando dall’oscurità emerge qualcuno. Non si sa bene da dove sia passata o come sia arrivata fino a lì, ma Melisandrona fa il suo arrivo sulle scene, dice ai Dothraki di alzare le scimitarre e sbaaaam le incendia tutte.

Davos la strafulmina con gli occhi “ah zia ma tu sei quella che ha arrostito la mia bambina preferita, infingarda che non sei altro, ora te spiezzo in due come un rametto secco!” ma lei gli risponde “stai buono, nonno, che tanto entro l’alba di domani io sarò già schiattata.” 

E lui fa spallucce.

E si comincia. 

I Dothraki, che devono avere quantomeno delle mongolfiere nelle mutande, si lanciano all’attacco alla cieca; io sarò stupida, però mica l’avevo capito che era il compleanno del Night King e i Dothraki fossero le candeline. Errore mio, davvero. 

SPAZZATI VIA IN DIECI SECONDI. 

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La scena

Daenerys, che evidentemente ha fame, vuole salire sul suo dragotto e andare a fare sta benedetta grigliata anche se Jon cerca di fermarla dicendole di aspettare il Night King. Lei per poco non gli sputa in un occhio “Bello, non so se hai notato ma hanno appena sterminato l’esercito che è dalla prima stagione che mi liscio per combattere per me, io vado a magnare”.

I morti intanto sfracellano gli Immacolati. Li disintegrano. Sono troppi, sono centinaia di migliaia.

Tra l’altro le scene sono così buie che non si capisce un cazzo e ogni volta che un umano moriva io pensavo fosse Vermegrigio o qualcuno che amo e mi mettevo a urlare, solo per poi vedere Vermetto e gli altri vivi e vegeti poco dopo.

Daenerys e Jon sono lì che volteggiano e danno spettacoli pirotecnici quando una nebbia mista a tormenta di neve mista a morte li ingloba e loro non capiscono più niente. Avete presente i pokémon, quando sono “confusi, così confusi da colpirsi da soli”? Ecco. Due rincoglioniti. Riescono pure a far scontrare i loro stessi draghi cazzo, quanto devi essere deficiente per farlo?

Poi non vedono un cazzo e non è che stanno vicino alle truppe a incenerire e dare una mano, loro vanno in esplorazione, STI PIRLI. Dovete morire tutti e due, siete utili quanto la cacca.

Arya si rende conto che quella demente di Sansa se la sta facendo nei pantaloni quindi le da il suo coltello e le dice di andare nelle cripte. “Ma io sono una mentecatta, Arya, non so neanche tenerlo in mano ‘sto coso”. Attimo di incertezza in cui dice “ e poi io non abbandono il mio popolo!” mezzo secondo dopo indovinate cosa fa? Abbandona il suo popolo.

BRAVA.

Arriviamo al primo momento straziante. Edd. Eddison. Eddino. Il mio preferito. Per salvare Sam, che per tutta la puntata non fa altro che piangere e scappare di qua e di là come me davanti agli esami dell’università, Edd viene trafitto mortalmente. 

MORTACCI TUA, MORTO.

Disastro su tutti i fronti, gli zombie sono inarrestabili, i nostri sono arrestabilissimi, Jorah, Jamie, Brienne e gli altri sventrano mostri come se non avessero fatto altro nella vita ma comunque non basta, quelli sono proprio pazzi.

Resisi conto che stanno cadendo come zanzare quando ci sono gli zampironi accesi i soldati si ritirano nelle mura e, colpo di genio, decidono di attivare la trincea. A parte che quei due COGLIONI in aria a volteggiare non vedono i segnali che gli fa Davos, ma poi quando finalmente riescono ad appiccare fuoco a ‘sta benedetta trincea ci rendiamo conto che sono quattro rametti messi insieme. QUATTRO RAMETTI. I non morti ci mettono qualcosa come sette secondi e mezzo a usare i loro stessi corpi per spegnere il fuoco. Sette secondi.

Tyrion al momento fa quello che gli riesce meglio: beve. Sansa lo guarda con sdegno, fa la rompipalle e in preda a una cattiveria disumana gli rivolge l’insulto più crudele del mondo: “va che se fossi furi saresti il primo a crepare, sei inutile quanto me”.

Io “sei inutile quanto Sansa Stark” credo non lo direi neanche al mio peggior nemico, ovvero il prof di linguistica tedesca. E’ una cosa troppo pesante da dire, cazzo.

Parte poi con il pippone “è tutta colpa di Daenerys, gne gneee, i problemi li ha portati lei, ho il quoziente intellettivo di un acefalo, gne gneee” e Missandei la guarda con sdegno, per poco non le sputa in faccia e le fa “va che se non fosse per Daenerys tu saresti già morta da mo’ come tutto il resto della popolazione mondiale, quindi zitta e prega, gallina.” 

Theon è con i suoi uomini ad aspettare l’arrivo del Night King per proteggere Bran. Tra l’altro Bran è uno stronzo assurdo con i parenti ma con Theon è tutto carino “tranquillo, tutto quello che hai fatto ti ha portato qui a casa, sei il migliore, bff forever and ever”. 

E poi?

“Ora devo andare”. 

Rotea gli occhi e lascia Theon lì da solo come un fesso. Amici amici e poi ti rubano la bici.

Entra in un branco di corvi e cosa fa? Un giretto panoramico? Va a scagazzare in testa al Night King per puro sfregio? No, niente di tutto questo. Va solo a vedere dov’è lo Zombie Capo.

Bran, porca puttana, otto stagioni ma tu sei ancora inutile come lo eri nella prima.

Lyanne, la bimbetta con più coraggio di mille Dothraki, è con i suoi uomini a combattere. Peccato arrivi un gigante non muerto che la prende, la solleva e lei comincia a cantare “tu mi fai girar, tu mi fai girar, come fossi una bambola”; il gigante non apprezza e la stritola, una morte veramente terribile. In un ultimo slancio di pura cazzitudine Lyanne riesce a spappolare un occhio del mostro, uccidendolo.

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In tutto questo disastro Il Mastino è pietrificato dalla paura per il fuoco, solo vedere Arya in super difficoltà gli fa ricordare di essere un gran figo quindi al diavolo il terrore, chi ha paura di quattro fiammette, prende e parte per la tangente insieme a Beric pronti a proteggere la migliore di tutti, ovvero la piccola di casa Stark.

Scena in mezzo alle nuvole, il Night King cerca di arrostire le chiappe squamose di Drogon ma lui e Dany se la squagliano. 

Jon è inutile.

Momento serietà: le scene e la fotografia di questa puntata sono da paura, credo di aver avuto quindici orgasmi solo per certe inquadrature. I due draghi sopra le nuvole nel cielo notturno con la luce della luna sono p a z z e s c h e.

Arya decide di puntare tutto sulla simpatia quindi si mette a giocare a nascondino con i non morti nella biblioteca di Grande Inverno; non contenti del gioco decidono poi di fare una gara di velocità, con lei che fa una partenza anticipata, peccato che i non morti si siano incazzati e vogliano raggiungerla a tutti i costi.

Per fortuna arrivano Il Mastino e Beric che le salvano le ciapet, ma il mio Beric, Bericchetto, Berricchino mio viene colpito più e più volte mentre eroicamente cerca di trattenere i morti e far scappare Arya e Sandor. E vaffanculo, muoiono solo i miei preferiti.

Stavolta, come spiega Melisandre ad Arya, nessuno lo riporterà in vita: ha fatto quello che doveva fare.

Daenerys e Drogon salvano Jon e Rhaegal, che nello scontro con il Reuccio della Nottuccia è rimasto gravemente ferito; ora Jon e il Night King sono entrambi atterrati e Dany ne approfitta per incenerirlo, peccato che il King sia ignifugo. Non gli fa un baffo. 

Jon allora, in uno slancio di utilità non da lui in questa puntata, capisce che deve andare lì e trafiggerlo da parte a parte, ‘sto stronzo, quindi parte all’inseguimento. Il King però, non essendo pirla nell’anima a differenza sua, lo guarda, gli viene in mente che può fare quello che vuole, schiocca le dita e comincia a far risvegliare tutti i morti intorno a loro. Quando dico “tutti i morti” intendo proprio tutti: Dothraki, soldati, Immacolati e pure, indovinate un po’, gli Stark nelle cripte. Pazzia totale. 

Corri Forrest Jon, corri, ma niente, Jon gna fa. La vita è una scatola di cioccolatini, ma se arrivano i non morti sono cazzi amari per tutti.

Per fortuna arriva Dany che con precisione millimetrica affumica tutti gli zombie intorno a Jon, che non perde un attimo e si mette a correre verso Bran

In tutto ciò Daenerys ha passato troppo tempo con quel pirla perché è diventata scema pure lei, e mentre lo fissa scorrazzare verso il castello non si rende conto dell’orda di non morti che assaltano Drogon, poraccio; questo si scuote e cerca di prendere il volo, solo che Daenerys precipita di faccia. Non fosse per Jorah, inspiegabilmente sopravvissuto, sarebbe già poltiglia di Madre di Drago.

Almeno lei però trova un ruolo nella puntata e comincia a spadaccinare pure lei contro tutti gli zombie a fianco al suo amato Jorazzo.

Il Night King intanto si è unito agli Iron Maiden e ora marciano verso Bran pronti a scotennarlo.

Theon è rimasto solo, tutti i suoi uomini sono morti e Bran è ancora con gli occhi all’aria; torna appena in tempo per dirgli “grande zio, sei una persona vagamente decente. Ora puoi andare a morire per me, grazie.

E lui lo fa, prende la rincorsa come se dovesse partecipare alle Olimpiadi di salto in lungo, urla come un pazzo e si scaglia contro il King che non fa una piega, neanche un piccolo sobbalzo: lo sventra come un pesce e lo lascia morire così, solo nella neve. 

Jon nel frattempo ha deciso di impazzire completamente e mentre tutti cercano di rendersi utili lui cosa fa? Si piazza davanti a Viseryion che ormai ha demolito Grande Inverno e comincia a urlargli in faccia, muso a muso. 

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Un mentecatto.

Il Night King insomma si avvicina a Bran pregustandosi la sua muerte, come noi tutti che non ne possiamo più di questo cretino utile quanto il balsamo per un pelato, solo che all’improvviso come uno scoiattolo volante arriva Arya alle spalle dello Zombie Capo. Cioè è proprio in volo, Arya in aria, che cerca di pugnalarlo come in una scena di Matrix. Il Re però mica è scemo come tutti i buoni quindi si volta e la afferra per la gola, ma lei che è scaltra come una faina si passa il coltello da una mano all’altra e SBAM, infilzato così, senza pensarci due volte.

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Il Night King esplode, il suo esercito esplode, tutti salvi, bravi, annamo a casa.

Jorah schiatta tra le braccia di Daenerys

La puntata più lunga del mondo si chiude con Melisandrissima che si toglie la collana e, sola e solitaria, se ne va nella neve e muore. Meli, sei stata brava.

Fatemi sapere ragazzi, chi avete trovato più inutile? Jon o Bran? Io li odio, dovevano schiattare tantissimo per quanto sono stupidi!