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Leggo i miei lettori + scleri pre-esame

Buonasera ragazzuoli spelacchiati del mio cuoricino nero e tenebroso, come state?

Io sto sclerando come l’australopiteco impazzito che sono, ho le budella attorcigliate con doppio nodo da marinaio perché ho scoperto -dato che sono un’imbecille- due giorni prima dell’esame che sarà tutto orale e quindi ciò che ci avrebbero fatto fare in cinque pagine di grammatica scritta + produzione sarà tutto condensato in venti minuti di orale.
Ora la domanda è: vado di veleno, di impiccagione o mi pianto un coltello nel petto?
Attendo i vostri consigli, grazie.


Dato che sono in questo mood di totale ansia e panico e penso che l’unica cosa che possa fare è prendere il primo volo per il Messico volevo proporvi una cosa un po’ diversa che renda voi Spelacchiati un po’ protagonisti: vorrei che mi linkaste nei commenti gli articoli dei vostri blog di cui siete più orgogliosi! Avete carta bianca, anzi bianchissima, però ci tengo a leggervi quindi potete mandarmi il post che per voi è stato il più difficile da scrivere, o quello che vi ha divertiti di più o quello che secondo voi ha il messaggio più importante… Insomma, quello che volete! E ovviamente sarebbe carino se vi leggeste un po’ anche tra di voi, una piccola community spelacchiata insomma.
Attendo impazientemente i vostri articoli, se vi va di condividerli con me, così mi terrete compagnia nelle notti insonni e nelle pause studio (non che farò pause studio, sono così terrorizzata che andrò avanti a leggere testi in tedesco per 72 ore).
Insomma, pronti, partenza, VIAAAAA LINKATE TUTTO, ANCHE VOSTRA MADRE!

Hasta la pasta!

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Un giro spelacchiato


Ragazzi ho fatto un sogno che sento il bisogno di raccontarvi.
Ho sognato di uscire tranquilla e felice come una Pasqua (per restare in tema) e ad un tratto incontravo persone, amici, e mi paralizzavo dalla paura come un leprotto di fronte ai fari dell’auto pensando: “Parbleau, ma io non mi sono fatta i baffi e paro il sergente Garcia di Zorro!” quindi correvo disperatamente in farmacia a comprarmi una mascherina non per virus vari ma soltanto per coprire il vello cresciutomi indisturbato.
Ma io dico, nemmeno nei sogni posso essere anche solo lontanamente intelligente?

To Get Married - Zorro

Oggi vorrei fare qualcosa di diverso, ovvero farvi dare un’occhiata a qualcosina della mia vita tramite foto. Non so perché, più vado avanti con questo blog più mi sto affezionando a voi lettori e mi fa piacere condividere qualcosina in più, quindi lo farò anche tramite qualche fotina.

Mia sorella vive in Svizzera con il suo fidanzato e questa è la prima Pasqua che passiamo separate, dunque le ho lanciato una sfida: decorare un uovo nel modo più bellino possibile.
Questo è il mio: base di biscotto, crema pasticcera con granella di biscotti, cacao spolverizzato, panna e fragole. Mi sono divertita un sacco e non è stato poi così complicato anche se la panna si è ribellata al mio volere all’inizio.

Ora passiamo al mio unico vero amore: l’alcol.
Ma che cazzo me ne frega degli uomini, delle donne, degli esseri umani in generale se posso avere questo. Vino rosso, birra o un gin tonic e io sono a posto.

Questa qua sotto invece è la sola, unica e inimitabile Pina, il mio cane. Otto anni di stupidità, esatto. E’ il cane più strano che io abbia mai visto:
Lei non fa le feste quando torni a casa, a malapena apre gli occhi. Lei non vuole andare a spasso, se le metti pettorina e guinzaglio sbuffa come a dire “ma dobbiamo proprio?”. Se sei tu ad andarle vicino per coccolarla lei si scansa, ma se osi accarezzare un altro essere vivente in sua presenza si offende mortalmente, dimostrandolo voltandoti le spalle e ignorandoti finché non sbollisce (o le offri un biscotto).
Insomma, è pazza.
Ma come si suol dire, tale cane…

Infine vi lascio me che leggo in questa ero con quel pirla del mio BFF che mi aveva portata in questo parco con vista pazzesca.

Per oggi è tutto, questo articolo è un po’ per capire se possa piacervi o non ve ne può fregare di meno di post di questo tipo, fatemi sapere!
Voi avete fatto qualche bel dolce per Pasqua? Vi siete strafogati come delle oche da allevamento o siete stati bravini? Ma soprattutto, raccontatemi dei sogni cretini che avete fatto che io ancora penso di avere i baffi visibili dalla Luna.
Domani si torna ad allenarsi col Fisico da Covid, mi raccomando, che io sto già sudando solo pensandoci!
Alla prossima, spelachiatini!

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Consigli sparsi (per terra)

Argh.
Il mio indiano di fiducia ha cambiato gestione; da quando ho ricevuto il volantino che lo annunciava riverso in uno stato di panico e profonda tristezza: chi mi cucinerà il mio amato pollo al curry? E quello alla salsa cocco, zafferano e mandorle? Dove intingerò il naan al formaggio, se il mio indiano ha cambiato cuoco e non fa più quella straordinaria salsa piccante?

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Basta, devo distrarmi se no altro che depressione, finiscon cerchiamo di rendere questo blog anche vagamente utile a qualcuno, che ormai sarete stufi di leggere solo boiate… Quindi vi butto lì qualche titolo che ultimamente mi sono letta o guardata.
Cioè non ho letto solo il titolo ovviamente.

Libri:

  • La campana non suona per te“, di Charles Bukowski, aka “Il vecchio sporcaccione”. Ecco, io Bukowski lo sto scoprendo solo adesso, in età avanzata, ma lo sto amando da morire. Errori di battitura, nottate di sesso con donne a volte bellissime e a volte bruttissime, orge, masturbazione, politica… Lui parla di tutto in una maniera che mi lascia senza parole: unisce umorismo a cinismo e momenti di riflessioni spaventose in maniera assolutamente naturale, come se per lui scrivere in questo modo straordinario venisse facile come respirare. Quanto vorrei prendermi un gin tonic con lui, cazzo.
  • American Gods” di Neil Gaiman. Io Neil lo adoro, credo sia una mente geniale. Mi piace tutto del suo modo di scrivere: i dialoghi che fanno sempre morire dal ridere, le trame pazze, gli intrecci inaspettati… Chi dice che Gaiman è solo un autore per ragazzi ha delle pigne secche nella testa al posto dei neuroni. Se poi volete fare le cose per bene recuperate qualunque fumetto/graphic novel a cui lui abbia partecipato (primo tra tutti “Sandman”, che è qualcosa di stratosferico).
  • Le ceneri di Angela“, di Frank McCourt. Qui cambiamo completamente genere. Storia vera di una famiglia irlandese: padre alcolizzato, madre in trappola che cerca di portare avanti la sua famiglia sempre meno numerosa, e il protagonista -Frankie- che racconta tutto, dalle tragedie agli episodi più divertenti con delicatezza e ironia di un bambino che cresce, guarda e impara. Riflessioni sulla religione molto interessanti, tra l’altro.

Netflix

  • “Afterlife”, di e con Ricky Gervais. Se non conoscete Ricky Gervais direi che qui c’è un piccolo mix di tutto quello che è lui, e lo racconta facendoci vedere Tony, neo vedovo che ancora non si fa una ragione del lutto; è perso, depresso, pensa continuamente al suicidio e tiene lontano chiunque cerchi di aiutarlo. Fa delle battute cattive, del black humor e del cinismo la sua armatura e questa serie fa ridere e piangere allo stesso tempo. Ricky Gervais è il mio animale guida.
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  • “Bojack Horseman”, di Raphael Bob-Waksberg. Hollywood: il cavallo-umanoide Bojack, star di una serie tv anni ’90, ora è invecchiato, depresso, scontroso e che cerca di tornare sulla cresta dell’onda, il tutto mentre interagisce con altri pazzissimi personaggi. Divertente, graffiante, satirica su tutto quello che è il mondo del cinema e sulla solitudine, mi piace tantissimo. Siamo tutti un po’ Bojack. Io, almeno, lo sono di sicuro.
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Per ora basta così, di carne al fuoco ne ho messa un pochino e a minuti mi verranno a prendere (no, non quelli della neuro ma i miei amici.) e andrò a farmi un gin tonic carico di frustrazioni e odio per la vita. Sono una persona simpatica, neh?
L’altro giorno ho guardato Hereditary. Ancora non so se mi è piaciuto o meno, ma penso ci scriverò una recensioncina stupidina come sempre.
Hasta luego, spelacchiatos!

Ps: questo editor nuovo non mi sconfinfera, non lo capisco e mi fa sentire vecchia. Sono come mia madre che ancora non capisce una mazza di whatsapp, facebook, instagram e compagnia cantante. Perdonatemi.

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Tag, “se fossi..?” Intelligente? Eh, bella domanda.

Buongiorno spelacchiatini e spelacchiatine, come state?
Oggi vi propongo un tag che, perdonatemi, non ho idea di dove io abbia pescato. Ce l’avevo tra le bozze da un millennio, in caso sappiate chi l’ha inventato ditemelo pure che lo aggiungo subbbbito.
Volevo ringraziarvi, miei romano prodi perché i vostri commenti ai miei post sono sempre azzeccati, a tema, ispiranti e di enorme consolazione e appoggio per me. Insomma, siete gli spelacchiati del mio cuoricino.
Passiamo al tag prima di diventare troppo smielati, va, che non è una cosa da me.

  • Se fossi un oggetto da collezione? Probabilmente sarei una biglia: assolutamente inutile e di scarsissimo valore, rotonda, con cui si può giocare. Poi si dice “sei stupida come una biglia”, niente di più appropriato.
  • Se fossi una pietra? Un normalissimo ciottolo. Grigio, ruvidino, mimetizzato nell’ambiente.
  • Se fossi una musica? Una lagna, quindi qualunque cosa di Calcutta.
  • Se fossi una canzone? Di recentissimo mi è stata dedicata “Sweet but Psycho”. Fate voi.
  • Se fossi un fiore? Non ne ho idea, probabilmente sarei un’erbaccia, di quelle difficili da estirpare. 
  • Se fossi un giorno? Mi è sempre piaciuto il mercoledì, ma probabilmente sarei un lunedì: una giornataccia che non vedi l’ora passi.
  • Se fossi un mese? Ottobre.
  • Se fossi una stagione? Autunno. Parigine, gonne, maglioni… il mio outfit preferito.
  • Se fossi un film? “La verità è che non gli piaci abbastanza”. evvaffanculo
  • Se fossi un libro? La Bibbia. Nah, non è vero. Forse “Ragazzo da parete”.
  • Se fossi un cibo? Probabilmente una pizza, un po’ bruciacchiata ai bordi aggiungerei.
  • Se fossi un animale? Un pinguino, ovviamente.
  • Se fossi una città? Friburgo, Germania. Solo perché mi è piaciuta tanto, è piccolina, molto verde e c’è un sacco di birra a poco prezzo.
  • Se fossi una parte del corpo? Sarei un gomito, senza alcun dubbio.
  • Se fossi un gesto? Sarei un dito medio.
  • Se fossi uno strumento sarei un theremin; lo conoscono in pochi e lo sanno suonare in dieci probabilmente.
  • Se fossi un’emozione? ANSIA&PREOCCUPAZIONE.
  • Se fossi un odore? La puzza di chiuso di una stanza in cui non entra nessuno da almeno quindici anni.
  • Se fossi un indumento? Calze autoreggenti, senza dubbio.
  • Se fossi un evento atmosferico? Sarei uno sharknado.
  • Se fossi un accessorio? Mah, penso che sarei un orecchino.
  • Se fossi un’orario? Sarei le due di notte.
  • Se fossi un personaggio storico? Maria la Sanguinaria.
  • Se fossi un’articolo di arredamento? Mah. Forse una lampada da terra, di quelle vintage.
  • Se fossi un animale marino? Oh, questa è facile: sarei un tricheco o un dugongo, senza dubbio
  • Se fossi un uccello? uno struzzo
  • Se fossi un numero? Lo zero, come Renato.
  • Se fossi un personaggio di una serie tv o un film? Sarei un personaggio alcolizzato, vagamente saggio. Forse Tyrion Lannister o qualcosa del genere.

Che dite, sono stata abbastanza seria?
Sto cercando di aggiornarmi ora che WordPress è cambiato ma sto facendo una fatica incredibile a capire tutto quanto, sento la vecchiaia che incombe su di me. Voi fatemi sapere se il tag vi è piaciuto e se viv va rispondete a tutte o a qualche domanda, così ci conosciamo tutti meglio!

Alla prossima!

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Librando: L’incubo di Hill House, Shirley Jackson

Bene, penso mi trasferirò a Torino in pianta stabile. 
Potete già chiamarmi Sara Ronaldo, conto di accaparrarmelo nel giro di sei mesi di stalking selvaggio. Sarò la sua ombra.
Per chi si fosse perso la notizia visto che ne hanno parlato solamente tutti i giornali, telegiornali e praticamente ogni persona sulla faccia della Terra, Cristiano Ronaldo è passato alla Juventus.
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Io preparo le ovaie.

Parlando di cose vagamente più serie&interessanti… Libri. Anzi uno solo, di libro.
Era da tantissimo che non finivo un libro in due giorni netti. ShirleyJack.jpgSì, avrei dovuto studiare come una pazza in questi due giorni netti (ciao Linguistica Inglese B) e invece ho passato ore e ore a Hill House ad ascoltare risatine sommesse, fruscii nel bosco e porte che nel cuore della notte sbattono come se qualcuno stessecercando di buttarle giù.
Di cosa sto parlando? Del romanzo di Shirley Jackson, il famoso “L’incubo di Hill House“.

Trama:
Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague.
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Io di romanzi horror, mi duole ammetterlo, ne ho letti pochini per ora. Un po’ di Stephen King, un po’ di Lovecraft, qualcosina di Wulf Dorne (che non mi piace per niente), e qualche romanzo dimenticabile regalatomi di tanto in tanto; già con la mia scarsa conoscenza però posso dire he questo romanzo è molto diverso dagli horror più comuni.
Le persone a cui L’incubo di Hill House non è piaciuto dicono “non fa paura, non succede niente”. E hanno ragione, succede ben poco di terrificante. Quasi niente sangue, zero scene cruente, niente mostri né apparizioni improvvise.

Ma ugualmente io, per citare Aldo, Giovanni e Giacomo, “mi stavo cacando sotto.”

“Cosa?”

“Mi stavo cacando sotto!!”

Lo leggevo con l’ansia addosso, come se fossi anche io in quella casa dagli angoli storti, le pareri impercettibilmente inclinate, zone in cui fa cosi freddo che Pingu levate, in quella casa che ti osserva, ti segue e rimane in attesa, pronta a colpire. È un libro basato sulle atmosfere: porte che lasci aperte con mobili a tenerle ferme e ritrovi chiuse, rumori lugubri, una domestica che definire inquietante è un mero eufemismo… Insomma, di cose per fare pauricchia ci sono, ma penso che moltissimo faccia anche la scrittura della Jackson che con un lessico torbido e uno stile non troppo arzigogolato riesce a fare miracoli.

Per dire quanto mi abbia coinvolta vi dico che l’altro giorno me ne stavo sdraiata sul divano immersa nella lettura quando il mio stupido cane ha fatto cadere la scopa all’improvviso: ho fatto un balzo di almeno venti centimetri, ancora un po’ e finivo attaccata al soffitto come Spiderman.
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Arresto cardiaco sventato per miracolo.

Mi ha ricordato un po’ “Annientamento” perché  per tutto il romanzo noi seguiamo Eleonor e la sua percezione della realtà, percezione che però sembra diventare sempre meno affidabile man mano che la casa si manifesta, un po’ come la ricercatrice della trilogia X.

Passiamo ad un po’ di spoiler cosi chi l’ha letto può dirmi la sua.

A me il finale è piaciuto TANTISSIMO.
So che ci sono diverse interpretazioni, ma quella che mi piace di piu e a cui sono arrivata da sola, quindi la piu naturale per me, è che Eleonor sia lo spirito della casa, lo sia sempre stato e sempre lo sarà. Una Eleonor a-temporale, murata viva come suora in passato e murata viva adesso -metaforicamente- in casa con la madre malata, fuori dal mondo, incapace si adattarsi alla vita con altre persone. Strana, infetta anche lei, condannata a quella casa e salvata da quella casa che le offre finalmente un posto tutto suo.

Theodora e Luke premio “persone più fastidiose del mondo” edizione 2018. Lei è una roba insostenibile. Corre, ridacchia, strilla, fa battute deficienti… Ma un valium? Un po’ di xanax? Un cappio al collo e un saltino giù dalla torre?

Non mi è ben chiaro il ruolo della domestica in tutto questo. Perché è così fissata con gli orari? Perché parla solo con la moglie del professor Montague? Perché rabbrividisce nel sonno quando succedono cose a Hill House? 

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Bene, vado a cercare casa a Torino, alla prossima, spelacchiati! Voi fatemi sapere se l’avete letto, se l’avete divano, se volete leggerlo o se avete altro della Jackson, io credo che alla prima occasione mi comprerò Lizzie e La Lotteria.